Telelavoro informatico

Negli ultimi mesi abbiamo affrontato l’argomento “telelavoro“, una nuova importante tendenza nel nostro settore.

In questo post vediamo di condividere alcune conclusioni.

L’idea del telelavoro

Questa idea ci frulla in testa da tempo come una opportunità da tenere presente.

I vantaggi sembrano ovvi sia per l’azienda che per il collaboratore.

Ma in GiBiLogic non affrontiamo mai nulla con leggerezza, per cui abbiamo preso tutte le informazioni del caso.

L’esperienza altrui

Lo scorso Novembre siamo stati al Codemotion 2012 che si è svolto vicino a Venezia.

Uno dei talk più interessanti è stato quello di Daniel Londero.

Daniel è un esperto programmatore PHP. membro del GruSP (la community dei programmatori PHP italiani) e da diverso tempo lavora in remoto con una azienda estera.

Con una analisi particolarmente efficace, Daniel ci ha presentato le sue conclusioni su vantaggi, svantaggi e consigli in merito al telelavoro (più avanti ne parliamo).

Nota: pare che a breve Daniel stia raccogliendo le sue esperienze in un libro, ma per ora non mi risulta ancora disponibile.

L’esperienza diretta

Per non essere da meno, abbiamo provato anche noi.

Abbiamo chiesto a Cesare, il dipendente con maggior anzianità, se fosse interessato; e l’abbiamo “cacciato” a casa per qualche mese.

Le condizioni erano:

  • che fosse comunque un periodo a termine – in modo da poter poi trarre delle conclusioni e decidere
  • che fosse comunque presente in ufficio un giorno a settimana (il Mercoledi, per informazione).

Come funziona il telelavoro

Unendo l’esperienza altrui e quella diretta, ecco quindi una serie di fatti sul telelavoro.

1. Non si deve improvvisare

La scelta del telelavoro richiede alcune condizioni di base:

  • un certo affiatamento con il collaboratore remoto (non parlo di fiducia perchè se non mi fido del mio dipendente, allora anche quando lavoriamo in ufficio che siamo in due stanze separate può fare quello che vuole…)
  • una postazione decente (niente sgabello in cucina, diciamo) e una connessione a internet affidabile
  • una serie di strumenti per la comunicazione e la gestione dei progetti (non si può fare tutto via e-mail e telefono)

Se non avete almeno queste condizioni, meglio che vi sediate a tavolino e ci pensiate su un po’.

2. Si guadagna un sacco di tempo

Il collaboratore che lavora da remoto, tagliando tutta la parte di trasporto, guadagna molto tempo e serenità (niente traffico!).

Si può, lavorando uguale, avere più tempo libero.

Niente male.

3. Si presentano occasioni di collaborazione altrimenti impossibili

Grazie al telelavoro, emergono improvvisamente possibilità di contatto tra aziende e professionisti remoti.

Il vantaggio è reciproco: l’azienda può attingere a un bacino più ampio di selezione, il professionista può finire a lavorare per l’azienda migliore anche se lontana dalla propria abitazione.

4. E’ fondamentale trovare il tempo per un contatto di persona

Che sia un giorno a settimana, come nel nostro caso, o una settimana di full immersion in stile “convention” (come ci raccontava Daniel), è impensabile creare e mantenere l’affiatamento senza un occasionale contatto diretto.

Questo può variare molto a seconda del tipo di attività e del tipo di struttura, ma in un piccolo team di programmatori bisogna – appunto – essere un team.

5. E’ importante evitare l’effetto “pigiama”

Sussiste il rischio di trovarsi a lavorare in pigiama con la barba sfatta e una generale condizione di abbandono.

Per evitare questo aspetto – che potrebbe non nuocere al lavoro ma alla propria dignità personale – è buona abitudine avere uno spazio separato e riservato al lavoro, meglio ancora se in una stanza apposita, meglio ancora se in un diverso appartamento o per esempio appoggiandosi a un ufficio vicino.

Mantenere degli orari regolari e uscire comunque di casa aiutano il telelavoratore a rimanere presentabile.

In conclusione

Dopo qualche mese, ci ritroviamo con delle preziose informazioni e l’ipotesi di attivare un telelavoro non ci preoccupa più.

Tuttavia, per il momento siamo rientrati tutti alla base e ci teniamo questa opzione come strumento in caso di necessità.

Uno dei rischi più importanti emersi dalla nostra esperienza sta infatti nella possibile perdita di coesione, dovuta al fatto di non poter condividere l’ufficio e soprattutto le pause.

Il telelavoratore potrebbe gradualmente slegarsi dal resto del team e andare alla deriva.

In piccole aziende dove l’affiatamento è buona parte del successo, dove lo spirito che si respira in ufficio fa la differenza, queste cose vanno tenute con cura 🙂

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